A proposito di democrazia: e nell’Anpi come siamo messi?

 La questione democratica interna all’ANPI.
Parte la campagna congressuale con la prima riunione di sabato 26 settembre ore 10 (Casa della memoria) del comitato metropolitano milanese con i presidenti di sezione.
Avremo modo di informarvi sull’andamento di questa riunione e più in generale della campagna: come avrete capito siamo messi molto male, è a rischio la democrazia interna della nostra Anpi e di tutto il suo mondo antifascista…

Bozza aperta di documento congressuale ANPI nazionale: brevi note di commento critico, osservazioni e proposte di modifica.
Premessa.
Nella premessa, il quadro generale e generico del primo paragrafo dovrebbe contenere concrete esplicite denunce del genocidio palestinese da parte dello Stato d’Israele (strutturalmente definito ebraico sul piano etnico-religioso ed espansionista/colonialista e quindi razzista con la Legge fondamentale approvata dalla Knesset nel 2018), delle guerre in corso e delle violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale, delle smisurate disuguaglianze e del rischio di estinzione del genere umano e degli esseri viventi del pianeta Terra su cui incombono, come spada di Damocle, esaurimento delle risorse naturali e uso sfrenato e distruttivo delle innovazioni tecnologiche e dell’ Intelligenza Artificiale, degrado ambientale e riscaldamento climatico globale, riarmo e apocalisse nucleare.

La crisi dell’ordine internazionale, la guerra.
Sono da riscrivere i primi due cp. Ad es. affermare che “la guerra rischia di tornare a essere considerata strumento ordinario di gestione dei conflitti” significa sottovalutare il grado di imbarbarimento a cui sono giunte, in particolare in Occidente, le classi dirigenti degli USA e della UE e della maggioranza dei Paesi di quest’ultima. Verrebbe qui a proposito l’affermazione di Papa Francesco che paventava essere in corso “la terza guerra mondiale a pezzetti”. Sull’aggressione russa e la guerra in Ucraina, che affonda le sue radici nel 2014, non si fa opera di contestualizzazione e non si esamina il periodo precedente, che va dalla caduta del Muro e dalla fine dell’URSS, dallo scioglimento del Patto di Varsavia al mancato impegno delle potenze occidentali di mantenere la parola data a Gorbaciov di costruire la “Casa comune” e di avviare il disarmo bilaterale, perseguendo invece una politica fondata sull’espansione della NATO (da 16 Paesi a 32: l’abbaiare occidentale ai confini della Russia), sul revanscismo politico-militare e sull’invenzione della Russia nemica da sconfiggere. Sono da sostituire parole e frasi generiche, come “la tragedia di Gaza…”.
E’ prima di tutto un dovere umano e morale denunciare, per fermarlo, il genocidio che continua assieme alla pulizia etnica e al furto di terre e all’espansione coloniale dello Stato d’Israele; è limitativo e falso addebitare tale pianificazione politica genocidaria, fascio-sionista e razzista soltanto a “incancellabili responsabilità del governo israeliano…”: è la struttura stessa dello Stato sionista d’Israele, da quando è nato, la vera responsabile con la complicità e il sostegno in primo luogo degli USA e dell’Europa, e di quei Paesi arabi subalterni soprattutto per interessi economici.

  1. La Pace, sfida decisiva del nostro tempo
    “La minaccia nucleare torna a essere un rischio concreto…”: è un’affermazione debole, che sottovaluta l’aggravarsi del pericolo apocalittico delle bombe atomiche e non si ribadisce con forza che i 9 Paesi detentori delle armi nucleari devono essere considerati i nemici principali dell’umanità. L’ANPI può e deve assumersi la responsabilità di promuovere iniziative finalizzate all’abolizione degli arsenali atomici e al disarmo globale. Per sostenere e lottare con coerenza ed efficacia per la Pace , si rende necessaria un’analisi aggiornata sugli imperialismi, i nazionalismi e i colonialismi risorgenti in forme violente, rapaci e voraci.
  2. Sviluppo tecnologico e umanesimo: governare l’Intelligenza Artificiale. Osservazione: l’I.A. non “sembra annunciare”, ma già produce ” un cambiamento radicale dei processi produttvi…” e consuma in maniera insostenible le risorse fondamentali come l’acqua e il suolo (ecco perchè stanno aumentando, con partecipazione di massa, le proteste contro i data center, che ANPI deve sostenere e valorizzare). Mancano analisi specifiche, ma necessarie, sui cambiamenti climatici e il riscaldamento globale, con al centro la questione generale dell’ambiente e la stessa sopravvivenza del genere umano. Assenti del tutto proposte alternative al sistema capitalistico neoliberistico ed indicazioni di iniziative di contrasto e di lotta.
  3. Crisi dell’UE: cause, rischi, bivio storico. Sull’Europa, che ” sembra (è verbo assolutamente inadeguato: dice e non dice…) affidare la propria sicurezza principalmente a un vasto piano di riarmo che giudichiamo – e non da soli – costoso e inefficace”, non si ha il coraggio (e la volontà politica?) di definire semplicemente folle il piano di riarmo e l’accanimento suicida di vedere nella Russia il nemico da combattere.
    Si rimane chiusi nel recinto dell’eurocentrismo che fa da sgabello alla visione e alla scelta di insistere nella presunzione egemonica del campo occidentale aprendo le porte a nuovi nazionalismi e imperialismi. Non a caso il Mediterraneo e il Medio Oriente, i Paesi e i conflitti e il degrado ambientale dell’area e le grandi possibilità di una politica di pace e di cooperazione in cui l’Europa, e in particolare l’Italia, dovrebbero giocare un ruolo da protagonisti, non esistono nelle pagine del documento.
  4. L’Italia: un paese sfibrato. Anche in questo cp. ritornano verbi ed espressioni morbide, come ad es. “rischiamo di compromettere il diritto alla salute” quando invece questo è da tempo compromesso e sottoposto alla mercificazione, alla pari con altri diritti sociali (lavoro, istruzione,casa, mobilità,informazione, ecc.). Quando si parla del Governo Meloni si evitano di esaminare le responsabilità delle forze politiche democratiche e sedicenti di sinistra, che hanno concorso all’ascesa di una compagine governativa di destra assai pericolosa e parafascista: con il loro orientamento subalterno al neoliberismo, con la condivisione di leggi elettorali di stampo maggioritario e “premiale”, con le loro divisioni. Contribuendo così al processo di messa in discussione del sistema democratico costituzionale.
  5. Il nostro compito, la nostra memoria. Osservazioni. L’accenno alla “autonomia dai partiti” di ANPI è messo en passant tra due trattini (p.17). Occorrerebbe un’analisi ragionata e motivata. Suggerimenti. Nel cp. successivo bisognerebbe chiarire, in coerenza con il ruolo autonomo di ANPI, che il rapporto con le istituzioni non può essere limitato nell’alveo della “collaborazione”, ma esplicarsi in quello delle relazioni dialettiche compresi eventuali conflitti con gli esponenti del governo pro tempore delle stesse. Per quanto riguarda l’ultimo cp., sarebbe necessario tradurre “il compito” , meglio i compiti, di ANPI indicando obiettivi e azioni e strumenti organizzativi e di lotta.
  6. L’antifascismo oggi: attuare e difendere la Costituzione. Al 2° cp. sostituire l’incipit con ” L’ANPI, per la propria storia, può e deve svolgere la funzione essenziale di ricordare e di praticare con elaborazioni proposte ed iniziative, che la democrazia…”. 5° cp., 2a riga, correggere : rappresenta, non appresenta. Penultima riga: sostituire “libertà del dissenso” con “libertà di espressione e manifestazione, del dissenso e di critica, autonomia e indipendenza dei mezzi di informazione e comunicazione…”.
  7. L’impegno dell’ANPI: alcune linee programmatiche. PACE: i primi due cp. sono da integrare con proposte di iniziative e azioni. Sviluppare e approfondire l’affermazione di grande importanza strategica: ” il Mediterraneo come spazio di dialogo, sviluppo e cooperazione”, di cui abbiamo precedentemente rilevato l’assenza di analisi. Democrazia e Istituzioni. Nel 6° cp. prendere posizione, coerente ed esplicita, a favore del sistema elettorale proporzionale, e quindi proporre una legge che garantisca davvero il diritto di voto “personale ed uguale, libero e segreto” (art.48/Cost.), la rappresentanza uguale e plurale sia a livello politico nazionale che amministrativo territoriale, regionale, metropoltano, provinciale e comunale. Occorre inoltre andare alla radice dell’involuzione disgregatrice, i cui effetti vanno ad aumentare le disuguaglianze territoriali con il rischio grave di disintegrare l’unità del Paese. Bisognerebbe ritornare alla Costituzione del 1948 ripristinando , con qualche modifica, l’originario Titolo V. La sfida sociale. Bisogna approfondire e demolire, in quanto profondamente razzista e disumana, il concetto obbrobrioso di remigrazione. Cultura, memoria e storia. Occorre combattere decisamente e smontare alla radice il “revisionismo storico” con serietà e in modo scientificamente documentato, ma anche la retorica ideologica, apparentemente di sinistra, nel fare storia e memoria. Ricordare che ANPI non è un partito va benissimo. Ma semplicemente nel senso che non presenta liste di candidati e non partecipa alle competizioni elettorali. Ma ANPI è un soggetto politico, culturale, civile e sociale pieno. Il problema sta nei condizionamenti partitici ed ideologici esterni su ANPI: dall’inizio della sua costituzione, il legame con i partiti del movimento di liberazione e con i partiti storici della sinistra (PCI e PSI) si manifestava spesso con modalità subalterne. Questa condizione si perpetua oggi, anche in forme di collateralismo e di subalternità, rispetto ai partiti della sedicente sinistra e ai gruppi e fazioni interne ad essi e a forze sindacali. Conquistare piena autonomia e indipendenza è compito assolutamente prioritario per l’autorevolezza e il protagonismo di ANPI e per la sua stessa esistenza.
  8. Un bilancio sintetico delle nostre principali attività. Mancano riflessione e approfondimento sul ruolo centrale delle Sezioni da rafforzare e valorizzare e sostenere. In proposito ANPI Crescenzago presentò nel congresso metropolitano milanese del 2022 un o.d.g., assunto negli atti congressuali (la cui mancata pubblicazione è stata reiteratamente denunciata!), sul ruolo e il valore delle Sezioni e l’importanza del loro radicamento nel territorio. Sarà ancora ripresentato nel prossimo congresso in termini ancora più motivati e stringenti. La comunicazione interna e le sue forme devono cambiare e migliorare, in quanto strumenti decisivi di coinvolgimento e di protagonismo dei soci e delle socie. Non può continuare ad essere principalmente unidirezionale vertice/base, ma deve diventare orizzontale tra le sezioni e ascensionale base/vertice. Ad esempio, non è ammissibile che spesso – quasi sempre – i dirigenti ‘apicali’ non rispondano a lettere ed email, istanze e prese di posizione che provengono da iscritti militanti e dalle sezioni! Sui social, non condividiamo l’avvertimento burocratico, che sa di minaccia, di limitarne l’uso in quanto lesivo delle libertà di espressione e comunicazione.

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– Osservazioni sul Regolamento “in attuazione dell’articolo 7 comma 9 dello Statuto nazionale approvato dal Comitato nazionale il 7 maggio 2024 “
di Giuseppe Natale – settembre 2026

Si riporta di seguito l’art. 7 dello Statuto, evidenziando i commi 4 e 9 (il neretto è mio).
“TITOLO III – STRUTTURA ORGANIZZATIVA, SEDE, RIUNIONI
Articolo 7 – Struttura organizzativa dell’Associazione .
La struttura dell’Associazione si sviluppa, verticalmente, su diversi livelli – nazionale, provinciale, territoriale. Al suo interno i Soci, come definiti al precedente art. 3, partecipano alle attività associative, esercitando i propri diritti e rispettando i doveri derivanti dalla qualifica assunta.
Nei capoluoghi di provincia, quando vi siano almeno cento Soci nella stessa provincia, si costituiranno i Comitati provinciali, sentito il Comitato nazionale.
In ogni Comune o gruppo di Comuni, d’intesa col Comitato provinciale, potrà essere costituita una o più Sezioni, purché ciascuna Sezione non abbia meno di venti Soci. Parimenti, si possono costituire Sezioni nei luoghi di studio e di lavoro.

Le articolazioni territoriali dell’Associazione sono enti dotati di propria soggettività giuridica e costituiscono, pertanto, autonomi centri di imputazione di diritti e di obblighi giuridici, con conseguente autonomia amministrativa, gestionale, patrimoniale e contabile, distinti dalla medesima Associazione e tra di loro.

Le Sezioni prive di soggettività giuridica e non dotate di codice fiscale, pur mantenendo all’interno dell’Associazione una propria organizzazione, secondo le norme del presente Statuto, rappresentano sedi locali del Comitato provinciale presente sul relativo territorio.
Tutti i livelli associativi adottano, con specifica delibera, il presente Statuto, che è quindi l’unico Statuto della Associazione, fatti salvi i necessari adeguamenti tenuto conto delle singole denominazioni e delle rispettive sedi.
La denominazione degli Enti che compongono la struttura verticale dell’Associazione sarà: ”COMITATO PROVINCIALE ANPI” o ”SEZIONE ANPI” e a seguire il nome del capoluogo di provincia, della città di riferimento o dello specifico luogo di studio o di lavoro, con eventuali altre integrazioni nel caso in cui l’articolazione sia dedicata alla memoria di partigiani, patrioti, episodi della Resistenza o, in via eccezionale, di personalità antifasciste.
In caso di iscrizione al RUNTS, le singole denominazioni saranno integrate anche con le locuzioni e/o gli acronimi previsti dal CTS.

Stante la complessità della struttura, l’Associazione potrà disciplinare la propria organizzazione ed il suo funzionamento attraverso l’adozione di regolamenti, che illustrino anche il meccanismo della nomina dei delegati di ciascun livello territoriale, per assicurare la partecipazione di tutti i Soci alla vita associativa, nel rispetto dei superiori principi di democraticità, pari opportunità ed eguaglianza.

Ad ogni livello associativo devono essere rispettate le seguenti disposizioni:
– gli iscritti ad altra organizzazione partigiana operante in Italia non possono fare parte degli organi direttivi;
– gli incarichi di Presidente, di Vice Presidente, di componente della Segreteria, di responsabile amministrativo, di Coordinatore, di componente dell’Organo di Revisione dei Conti e degli Organismi di garanzia sono incompatibili con gli incarichi esecutivi di livello comunale, provinciale, regionale e nazionale ricoperti in partiti, movimenti politici, sindacati e con quelli istituzionali elettivi a livello circoscrizionale, comunale, provinciale, regionale, nazionale ed europeo. L’accettazione della candidatura in uno dei livelli istituzionali sopra indicati determina l’automatica sospensione dall’incarico esecutivo eventualmente ricoperto nell’Associazione, con successiva decadenza in caso di elezione;
– la nomina ad organismi esecutivi in altri enti non determina l’incompatibilità di cui al precedente capoverso, salvo specifici casi che saranno valutati dall’organismo dirigente superiore rispetto all’incarico dell’interessato.”

Osservazioni riguardanti gli articoli del Regolamento.
Mi limito a mettere in evidenza le disposizioni del Regolamento che contraddicono gli articoli  dello Statuto che garantiscono la centralità dei soci e delle socie, la partecipazione democratica alla vita dell’Associazione,  la soggettività giuridica delle articolazioni territoriali (ovviamente comprese le sezioni) in quanto autonomi centri di imputazione di diritti e di obblighi giuridici. Mentre lo Statuto è coerente con la lettera e lo spirito della Costituzione, con il diritto civile e con le leggi “vigenti in materia”, il Regolamento è funzionale a una concezione verticale, gerarchica e dirigistica dell’Associazione.

Art.3 – Anagrafe informatizzata degli iscritti.
L’anagrafe è gestita, formalmente dal Comitato provinciale, di fatto è nelle mani della presidenza e della segreteria, ” come strumento di studio e di lavoro”.
L’anagrafe degli iscritti non è a disposizione della comunità degli iscritti-e, nè del  comitato metropolitano milanese nè  dei comitati di sezione.

Non è prevista alcuna modalità di comunicazione orizzontale tra sezioni e tra soci e socie, e di controllo dal basso, come previsto dall’art.5 dello Statuto (“Diritti e doveri dei Soci”) alla lettera b): “ Essere informati su tutte le attività, le iniziative e le manifestazioni promosse dall’Associazione e controllarne l’andamento” ( la sottolineatura è mia).

Come esempio di controllo possibile e di proposta da parte di iscritti-e, si cita la “Lettera aperta sull’Ottantesimo della Liberazione dal nazifascismo e sul corteo nazionale del 25 Aprile” 2025 (300 adesioni), inviata alla dirigenza ANPI, al Comitato organizzatore del corteo e alle altre associazioni della memoria resistenziale e partigiana, con la quale si motivava la richiesta di dare la parola sul palco di Piazza Duomo a “chi è portavoce della comunità palestinese in Italia e in Lombardia” e a “chi rappresenta realtà israelo-palistinesi e russo-ucraine che praticano convivenza pacifica e impegno civile per la pace e i diritti umani, contro la guerra e il riamo”. Stessa richiesta nel 2026.
Nè una risposta nè un riscontro da parte di tutti i destinatari!
Anzi, la malagestione del  Comitato organizzatore del corteo nazionale del 25 Aprile 2026 ha consentito la brutta e vergognosa sceneggiata provocatoria di gruppi aderenti alla Brigata Ebraica, a Sinistra per Israele e ad altre formazioni filosioniste e filoisraeliane. Nonostante la democratica pacifica reazione popolare del 25 Aprile in piazza, la giusta e sacrosanta difesa dell’ANPI dall’accusa di antisemitismo e la denuncia dei tentativi sionisti e fascisti di inquinare il 25 Aprile, la dirigenza nazionale di ANPI (presidenza e segreteria) non trova di meglio che firmare un accordo, e renderlo pubblico col comunicato del 28 luglio, con l’UCEI – Unione delle Comunità Ebraiche d’Italia – sostenitrice dello Stato genocida di Israele.
L’accordo non è stato ancora annullato nonostante le motivate reazioni negative  di innumerevoli comitati di sezioni e di migliaia di iscritti-e all’ANPI e di cittadini antifascisti.
Nell’ultima email, firmata dai componenti del comitato di sezione di ANPI Crescescenago ed inviata il 2 giugno 2026 al segretario organizzativo Claudio Molteni e al comitato metropolitano di ANPI Milano, si segnalava ” una preoccupante distanza tra la dirigenza e le esigenze delle sezioni e della base degli iscritti/e”. E si ribadiva l’urgente necessità di “un serio e approfondito confronto – in un incontro con tutti i membri della segreteria di ANPI Milano – sia nel merito che nel metodo e nel rispetto dello Statuto e delle regole fondamentali della dialettica democratica”. E si chiedeva infine “copia del bilancio consuntivo 2025 di ANPI Milano -elenco dei membri, con relative email, e i verbali delle riunioni del comitato metropolitano – elenco delle sezioni, che riporti il numero delle/degli iscritti di ciascuna, e gli indirizzi email dei membri dei comitati di ciascuna sezione”.
Ancora una volta nè una risposta nè un riscontro!

Art.4 – Le Sezioni.
Si dispone che:
“Di norma ciascuna sezione è tenuta a segnalare preventivamente al Comitato provinciale le iniziative e le pubblicazioni, anche con mezzi informatici, impegnative del nome dell’ANPI. Analoga segnalazione deve essere fatta per la partecipazione di una sezione a manifestazioni promosse da altri soggetti, anche al fine di una valutazione comune“.

Nel caso di contenzioso prevale sempre il Comitato provinciale ( di fatto la presidenza e la segreteria). Il Comitato non è , nè può essere, in seduta permanente.

Dulcis in fundo: “[…] In presenza di due o più sezioni nelle città capoluogo (n.d.r. , perchè non in tutte le città!?), le iniziative che interessano due o più sezioni devono essere obbligatoriamente coordinate dai Comitati Provinciali”!

Sono evidentemente disposizoni coerenti con una concezione verticale e centralistica dell’associazione. Se applicate alla lettera, rallenterebbero, scoraggerebbero e potrebbero addirittura bloccare ogni protagonismo delle sezioni e dei loro comitati e iscritti-e. Sono così fortemente limitative dell’autonomia e  dell’agibilità  delle sezioni da far pensare e temere di far parte non di un’associazione democratica, ma di abitare in una specie di caserma. In palese contraddizione, non solo con lo statuto – e con l’art. 7 in particolare – ma anche  con gli stessi documenti  congressuali nazionali.

E’ possibile e auspicabile essere protagonisti di battaglie giuste e sacrosante, in modo autonomo e creativo da parte delle Sezioni ANPI, oltre all’impegno antifascista e per la pace contro ogni riarmo e guerra e genocidi,  su questioni che attengono agli spazi di democrazia e ai beni pubblici, alle condizioni ambiental e di vita delle persone e dei territori e dei quartieri.

L’esperienza della Sezione ANPI Crescenzago nella battaglia, vinta, per la difesa della propria sede e del bene pubblico Palazzo ex Comune autonomo di Crescenzago fu portata in sede congressuale (2022) con l’o.d.g. La tutela dei beni storico-artistici e ambientali e la battaglia di ANPI Crescenzago e Casa Crescenzago per la sede e per la piazza nel verde.
Assieme all’altro importante o.d.g. “Il consolidamento democratico di ANPI e il ruolo delle Sezioni”.
Sia questi due o.d.g. che altri proposti dai delegati di diverse sezioni, compresa l’intera documentazione del congresso milanese, non sono stati resi pubblici. Il gruppo dirigente è responsabile di questa gravissima omissione, in primis il presidente della commissione politica del congresso, la presidenza e la segreteria di ANPI Milano.

Pubblichiamo, in questa sede ( e sarà ridiscusso, eventualmente aggiornato e migliorato , e ripresentato nel prossimo congresso) il testo dell’o.d.g. sul ruolo centrale delle Sezioni per la vita democratica interna e per l’esistenza stessa di ANPI.
“ Il consolidamento democratico di ANPI e il ruolo delle Sezioni.
E’ certamente vero che il tessuto civile e sociale, politico e culturale è incrinato da “disgregazione” e “depressione”, disorientamento e incertezza, precarietà e sfiducia nelle classi dirigenti e nelle organizzazioni partitiche. Questo deterioramento – che di solito si addebita, con formule vaghe e generiche, alla “crisi politica” e alla “crisi dei partiti”-, ad un esame più attento, deriva dalla violazione e dallo stravolgimento delle regole costituzionali del nostro sistema democratico, dal processo devastante della verticalizzazione e personalizzazione del comando politico, dalla invadenza e prevaricazione dei poteri economici e dei poteri criminali, dall’asservimento ai grandi potentati economico-finanziari della stampa e dei mass media (il “quarto potere”, che dovrebbe essere garantito nella sua autonomia e indipendenza).Di fronte a questo scenario preoccupante e minaccioso, l’ANPI, assieme agli altri soggetti associativi e comitati di cittadini, deve perseguire l’obiettivo di radicarsi nei territori e nei quartieri dove si abita e si vive. Lo strumento organizzativo di base principale sono le Sezioni, che possono (e debbono) diventare le vere officine dell’impegno e della proposta, dei progetti e dell’azione per il Bene comune e per la qualità della vita quotidiana e per la prospettiva positiva verso un futuro migliore.
Occorre quindi ripensare, per renderla più democratica e coinvolgente, l’organizzazione dell’ANPI. La verticalità deve fare i conti con la orizzontalità della militanza e con l’esigenza imprescindibile della democrazia partecipata e diretta. Le Sezioni devono diventare le cellule vitali dell’organismo associativo. Devono essere messe in grado di potere agire, con sedi risorse e strumenti adeguati. In primo luogo da esse dipende l’autonomia, l’indipendenza e la libertà dell’ANPI. L’intera organizzazione, ad ogni livello, deve porre al primo posto e con urgenza un programma concreto di promozione e sviluppo delle sezioni e di altri possibili strumenti organizzativi di base.
Per quanto riguarda le condizioni finanziarie delle sezioni, ANPI Crescenzago propone di modificare la ripartizione della quota-tessera: 2/3 di essa alla sezione, e 1/3 al provinciale e nazionale. Alla base di questa proposta stanno le motivazioni politiche del consolidamento democratico-orizzontale dell’associazione e le ragioni di una più equa assegnazione di risorse, considerando che ai due livelli superiori dell’organizzazione affluiscono fondi molto più consistenti proprio in rapporto al numero degli iscritti e ad altre fonti di finanziamento (5/1000, ecc.)”.
E’ ricorrente, quanto inascoltata, la denuncia di una politica di emarginazione del ruolo delle sezioni e della grave omissione di non pubblicare gli atti dell’ultimo congresso milanese, con lettere alla dirigenza, interventi e dichiarazioni nelle riunioni del Comitato metropolitano. Esemplare e significativo quello che si legge nel comunicato dell’Assemblea tenutasi il 7 aprile 2024, presso la sede di ANPI Crescenzago, che vide la partecipazione di iscritti e membri del comitato della sezione ANPI Vigentina: “ […] ANPI Milano deve rientrare nella legalità statutaria : non è ammissibile che, a distanza di due anni, non siano stati pubblicati gli Atti dell’ultimo Congresso […]”.

Art. 6 – Assemblea provinciale
Non è prevista una regolamentazione dell’Assemblea provinciale “ composta da tutti i Soci aventi diritto di voto nelle Sezioni della provincia (Art. 20/Statuto)”.
Non si garantisce quindi la partecipazione diretta dei soci e delle socie alla vita dell’Associzione (Art. 3/comma 1/Statuto: “L’Associazione è ispirata a principi di democraticità, pari opportunità e di uguaglianza dei Soci, che hanno tutti, in condizioni di parità con gli altri, diritto di definire gli indirizzi associativi, di determinare la composizione degli organi sociali e di farne parte”).
Nello Statuto (Art. 19) è previsto un Consiglio dei Presidenti di Sezione. Nel Regolamento, in questo articolo in esame, l’Assemblea provinciale è limitata ai membri dei comitati di sezione:”Fatte salve le prerogative di cui all’articolo 19 dello Statuto, il Comitato provinciale è tenuto a convocare l’assemblea di tutti i Comitati di Sezione per lo meno una volta all’anno”.

L’Assemblea dei Comitati di Sezione non è stata mai convocata dal Comitato metropolitano di ANPI Milano. Come non è mai arrivata alcuna risposta alle persone iscritte a diverse sezioni, firmatarie della richiesta di convocare “l’assemblea generale delle/degli iscritti (Art. 20/Statuto), entro il mese di settembre 2025, come momento di riflessione e di indicazione di proposte operative per un’ANPI protagonista attiva autonoma e incisiva, nell’attuale situazione italiana e internazionale”.

Art. 9 – Sistema di votazione
” In caso di votazioni, ad ogni livello, sarà adottato il voto palese”.
E’ una disposizione perentoria e lesiva del diritto fondamentale di voto (Art. 48/Costituzione: “[…] Il voto è personale ed uguale, libero e segreto. […]. Anche la stessa formulazione è davvero grave e preoccuante: “In caso di votazioni…” può significare che di norma non si vota negli organi decisionali dell’Associazione. Quando lo si deve esprimere, il voto è solo quello palese, anche se viene richiesto di esercitare il voto ” personale ed uguale, libero e segreto”. Come accadde nell’elezione del presidente di ANPI Milano da parte del Comitato metropolitano del 16 marzo 2024, quando venne respinta la richiesta di votazione segreta: quest’ultima motivata dal fatto che , essendo due i candidati, occorreva garantire la massima libertà e riservatezza del  diritto di voto e delle operazioni relative.

Art. 13 – Commissione di Garanzia -Appello alla Commisione Nazionale di Garanzia – procedure.
Questo articolo si limita ad indicare la tempistica  procedurale riguardante contenziosi e sanzioni (“richiamo – sospensione – esclusione”) che le “strutture di giurisdizione disciplinare interna poste a tutela dell’Associazione e dei Soci”  sono chiamate ad esaminare ed irrogare.
E’ l’Art. 28 dello Statuto, che prevede ” Gli Organi di garanzia”: Commissioni dei garanti, provinciali e nazionale, composte da un numero di membri non inferiore a tre, eletti dai Congressi, che “agiscono su segnalazione ed impulso dei Soci venuti a conoscenza di fatti rilevanti, o del Comitato nazionale o provinciale”.

E’ l’organo di magistratura interna, che dovrebbe sempre mantenere la sua funzione autonoma e indipendente dagli altri organi dirigenti. La realtà è ben diversa, come nel caso della Sezione Napoli Orientale “Aurelio Ferrara”, commissariata, con effetto “immediato”, il 2 gennaio 2026, dalla Segreteria Nazionale, organo politico dell’Associazione. Senza neanche entrare, in questa sede, nel merito del dispositivo sanzionatorio, ratificato dal Comitato nazionale, non si può non denunciare l’atto in quanto illegittimo. E’ di estrema gravità che due organi politici dell’Associazione, la Segreteria (potere esecutivo) e il Comitato Nazionale (potere deliberativo) abbiano svolto il ruolo di potere giudiziario. Si annulla così la divisione dei “poteri” e delle responsabilità. E’ abuso di potere. Si mina dalle fondamenta l’organizzazione democratica e lo “stato di diritto” interno dell’ANPI.
(Nota: sulle pagine facebook di “Sostegno ANPI Sezione Aurelio Ferrara Napoli Orientale la documentazione relativa alle iniziative pubbliche della sezione incriminata, all’intervento censorio di ANPI Nazionale e ai molti messaggi di solidarietà e sostegno per la libertà di espressione e per la difesa del ruolo attivo e autonomo di ANPI in tutte le sue articolazioni organizzative).
Giuseppe Natale.
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Qui allegato trovate la mail della dirigenza nazionale di ANPI, che accompagna la “Bozza di documento congressuale” proposta all’attenzione degli organismi dirigenti territoriali (comitati provinciali, metropolitani e di sezione).
In 7 punti si elencano le regole, i criteri e gli orientamenti finalizzati allo svolgimento delle assemblee territoriali (metropolitane, provinciali e /interprovinciali) dei gruppi dirigenti.
Si tratta di una specie di sondaggio interno all’apparato, che si vorrebbe finalizzato ad “espandere nel concreto la democrazia interna”, escludendo però il corpo vivo dell’associazione: le sezioni e gli iscritti-e.
La “democrazia interna” viene fortemente limitata anche nel livello dirigenziale territoriale.
Infatti le assemblee si svolgeranno nei recinti del semplice ascolto degli “interventi che esprimeranno un parere”: non si voteranno “nè documenti, nè ordini del giorno, nè emendamenti al documento”; tutti gli interventi saranno a titolo “esclusivamente personale”; e ” non saranno ammessi interventi di iscritti assenti da far pervenire alla presidenza dell’assemblea, nè interventi sottoscritti da più presenti”.
E’ la “democrazia atomizzata”, vera e propria contraddizione in termini, che non solo esclude il socio e la socia, figura centrale e protagonista come da Statuto, ma impedisce anche ai membri degli organismi dirigenti di essere gruppo e collettivo, e addirittura di presentare documenti scritti. E’ la “democrazia atomizzata e vocale”!
Il delegato dal comitato nazionale avrà il compito burocratico di presentare in assemblea il documento e verbalizzare i contributi di chi interverrà. Sarà il Comitato nazionale, “in base ai verbali”, a stendere “eventuali correzioni, aggiunte o emendamenti”. Come si può constatare, viene riconfermata la concezione verticale, piramidale e centralistica dell’associazione che i gruppi dirigenti sono abituati a praticare in modo burocratico e autorefenziale.
Vengono così ulteriormente riconfermate la giustezza e la validità della nostra battaglia per una vera democrazia “interna” all’ANPI, attiva e partecipata, consapevole e impegnata e nel contempo rispettosa dello Statuto.
Giuseppe Natale – Settembre 2026


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