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l’occupazione delle fabbriche, settembre 1920 – di Paolo Spriano

L’ occupazione delle fabbriche. Settembre 1920 è un libro di Paolo Spriano pubblicato da Einaudi nella collana Piccola biblioteca Einaudi.
Nei primi giorni di settembre dal triangolo industriale di Milano, Torino e Genova si estendono le occupazioni con più di mezzo milione di lavoratori coinvolti in tutta Italia. È il momento più alto del Biennio rosso.
La parola d’ordine della rivoluzione (facciamo come Lenin in Russia) si diffonde dalle fabbriche ai cantieri mentre la produzione inizia ad essere gestita direttamente dagli operai.
Spriano tratteggia in dettaglio, con esempi locali, l’ondata di occupazioni: l’entusiasmo e la vigilanza dei lavoratori nelle fabbriche, le tensioni con le guardie regie, l’organizzazione del lavoro attraverso i consigli di fabbrica nel silenzio della direzione del PSI e della CGL.
 Questo silenzio si rompe il 10 settembre. Una riunione congiunta tra le direzioni di CGL e PSI discute dell’ipotesi insurrezionale paventata il giorno precedente nella seduta del direttivo CGL. L’11 settembre si avviano i lavori del Consiglio nazionale sindacale. La strada da imboccare dovrebbe essere quella dell’intensificazione dei contatti tra le varie realtà occupate, del rafforzamento dei Consigli operai e della stesura di una piattaforma politica oltre a quella sindacale.
Il voto che verrà invece espresso dalla maggioranza dei dirigenti CGL andrà nella direzione diametralmente opposta: utilizzando strumentalmente le debolezze del movimento, il sindacato lascerà la patata bollente al PSI che, dal canto suo, non si assumerà la responsabilità di intraprendere la via rivoluzionaria senza l’appoggio del sindacato.
Si rinuncerà così a fornire uno sbocco politico al conflitto: i dirigenti di CGL e PSI si copriranno a vicenda e chi ci rimetterà, alla fine, saranno gli operai.

Durissime le parole di Gramsci che trovate qui.

Avremo modo nella presentazione di altri libri di approfondire alcuni aspetti di quel biennio; ad esempio la specificità milanese che al di là dei luoghi comuni sulla sua caratteristica riformista moderata palesemente in contraddizione con l’inizio del biennio con la grande manifestazione dei 100 mila del febbraio 1919 al Castello Sforzesco (al grido di Viva la Russia di Lenin, liberate Serrati (direttore dell’Avanti) e fate rientrare dall’esilio Malatesta).
Poi l’altra specificità milanese con la nascita un mese dopo dei Fasci di combattimento presso il Circolo degli interessi industriali e commerciali di piazza San sepolcro che porta quasi immediatamente al primo assalto di rilievo nazionale con bombe e pistole alla manifestazione di socialisti e anarchici in corteo dall’Arena a via Mercanti (dove rimane uccisa Teresa Galli giovanissima operaia della Bovisa insieme ad altri due giovanissimi e ai tanti altri operai feriti), poi della sede dell’Avanti in via San Damiano…
Insomma: l’idea e l’immagine di uno scontro potente tra classe operaia, socialisti comunisti e anarchici contro fascismo, nazionalismo e futurismo e del perché finirà in quel modo non solo a Milano nonostante le elezioni politiche del novembre successivo novembre 1920 e le amministrative successive furono stravinte dai socialisti; anzi a Milano il biennio si conclude con l’assalto a Palazzo Marino con il comizio di D’Annunzio senza nessuna reazione o resistenza organizzata dai partiti antifascisti o dai sindacati…
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Se questa era la specificità milanese, risulta utile capire invece ad esempio una realtà periferica come Asti con poche fabbriche, dove si forma sindacalmente e politicamente un personaggio come Giuseppe Gaeta: da mendicante e girovago come l’intera famiglia a operaio antifascista per tutti gli anni venti e trenta lo ritroveremo alla Fiat di Torino, fuori e dentro dalla galera e continuamente picchiato dai fascisti quando era fuori. Lo ritroveremo in clandestinità come responsabile e organizzatore degli scioperi del marzo del 1943 a Milano.
Qui trovate tratto dalla sua autobiografia (Un proletario nella storia – ed. Comedit/ilponte.it 2003) gli anni della sua formazione (fino a pag. 66).
Qui invece a Milano che prepara gli scioperi con importanti risultati, la cattura, la prigione con le torture affinchè parlasse insieme a Lia (Gina Galeotti Bianchi) sua compagna di partito, la condanna a morte, la fuga… (da pag 131 a 157).
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a cura di Paolo Pinardi

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