A Tina che con il suo sguardo politico ci ricorda a cosa serve l’informazione
LA CASA SULLA MARTENIGA di Tina Merlin
…Un giorno, un nuovo contingente di SS arrivò improvvisamente: ormai non si annunciavano neppure. La missione americana non fece in tempo a scappare, si rifugiò in cantina con la radio trasmittente. I partigiani prelevarono la missione dopo qualche notte, uscendo dalla villa per i sentieri di un bosco che portava al torrente Ardo e poi si perdeva sulle colline. I tedeschi non s’accorsero di nulla. La mattina dopo il comando di Battaglione mi mandò alla villa.
– Prendi un sacco di juta – mi disse Bill – e porta questo biglietto alla contessa. Ti metterà nel sacco una cosa pesante. Quando sei oltre la curva del viale nascondi il fagotto nel tombino vicino alla torre; lo ricuperiamo noi. Poi torna subito qui… continua

A Tina, che ancora ci ricorda a cosa serve l’informazione. Lo sguardo politico di Tina Merlin e il disastro annunciato.
Era minorenne, e partigiana, quando decise: “Non farò più la serva”. Seguirono il Pci, “l’Unità”, la lotta al colosso elettrico e alla diga della strage. “Sono nata il 19 agosto 1926 a Trichiana (Belluno) da madre contadina e padre muratore”. Tina Merlin oggi avrebbe compiuto 100 anni e così apriva una sua nota autobiografica. Sebbene ignota a larga parte del pubblico nazionale, al di là di qualche generico rimando a “quella del Vajont”, Clementina “Tina” Merlin è stata una protagonista continua
Lo sguardo politico di Tina Merlin e il disastro annunciato
A cento anni dalla nascita, un ritratto della giornalista e partigiana il cui nome è legato alla memoria del Vajont
Se si cercano nella storia italiana le radici di quella che oggi chiamiamo giustizia ambientale, viene subito in mente il nome di Tina Merlin. La memoria del disastro del Vajont è indissolubilmente legata alla giornalista dell’Unità che più di ogni altra prese parte alle lotte per denunciare il rischio idrogeologico insito nella costruzione della diga e, dopo il disastro, per far emergere le colpe della potentissima Società Adriatica di Elettricità (Sade), dei suoi dirigenti e tecnici.
Clementina Merlin fu molto altro. Raccontò la propria formazione antifascista in La casa sulla Marteniga (uscito postumo nel 1993), una delle più belle e troppo poco note memorie della Resistenza, ancora oggi sorprendente per l’intreccio tra vicenda personale e dimensione politica, tra il divenire adulta della narratrice, staffetta partigiana col nome di Joe, e quello di intere generazioni e comunità, nel fuoco del corpo a corpo con il nazifascismo. A partire dagli anni ’50, sulla stampa comunista scrisse sia racconti, soprattutto di Resistenza, sia articoli di cronaca e inchiesta (gli uni e gli altri meritoriamente raccolti, ormai più di vent’anni fa, dall’editore veronese Cierre)… continua
a cura di Paolo Pinardi in collaborazione con Associazione Berlinguer Milano
