il 25 luglio 1943 a Milano

Una riflessione sul 25 luglio 1943 a Milano in collaborazione con ABM e il suo lavoro di ricerca compiuto in questi anni in particolare sul Pci a Milano.
La caduta di Mussolini non solo conseguenza della guerra in corso con sconfitte e carneficine, ma anche dell’antifascismo italiano (in particolare i comunisti) soprattutto a Torino e Milano con gli scioperi del marzo precedente.
Non aiutarono le bombe inglesi su Milano tra l’8 e il 15 agosto successivo con la distruzione di un terzo delle case e di circa 2.000 morti mentre era in corso nella città un duro confronto tra il regime badogliano e il risorto e forte schieramento di partiti e sindacati che chiedeva soprattutto pace contro la guerra nazifascista…

Il 25 luglio a Milano. L’implosione di una dittatura. Le testimonianze di Pietro Ingrao, Giuseppe Gaeta, Giorgio Amendola, i testi di Emanuele Tortoreto e le immagini con il commento di Franco Fortini.
La caduta del fascismo sorprende quasi tutti. Tre anni di guerra avevano intontito e demoralizzato un paese stanco e alla deriva. Solo nelle fabbriche si respirava un clima di reazione: solo quattro mesi prima vi erano stati gli scioperi di decine di migliaia di operai organizzati da una piramide clandestina coordinata da Giuseppe Gaeta inviato dal centro interno di Negarville e Massola.
Ma la città, appena si rende conto dell’accaduto, entra in festa, attraversata da manifestazioni e comizi antifascisti.

– La testimonianza di Pietro Ingrao in clandestinità a Milano in quei giorni: http://www.ilponte.it/ingrao25lugliomilano.pdf

– “Le nostre piccole vicende individuali di poco conto” di Giorgio Amendola impegnato negli incontri con i partiti antifascisti mentre esplode la città: https://www.idmis.it/70resistenza/voci_CLN.pdf

Intanto a San Vittore scoppia immediatamente la rivolta e subito si capisce il ruolo nefasto e criminale dell’esercito monarchico; l’indecisione dell’antifascismo nel prendere l’iniziativa prima del colpo di stato del 25 luglio (anche se soprattutto il Pci aveva già deciso la risposta e l’organizzazione armata), a Milano (indebolito dagli arresti seguiti agli scioperi del marzo e immerso ancora nella logica clandestina) impedisce la liberazione immediata dei prigionieri politici;
– La testimonianza di Giuseppe Gaeta arrestato ad aprile, torturato in questura e poi a San Vittore, sostanzialmente deluso per la mancata spallata in quei due/tre giorni decisivi per ottenere anche con la forza la liberazione di tutti i detenuti politici, come avvenne a furor di popolo a Torino con la “funzione propulsiva” dei comunisti (definizione di Paolo Spriano): http://www.ilponte.it/milanogaeta25luglio.pdf
Subito comunque la città si organizza per chiedere la fine della guerra, democrazia immediata nelle fabbriche con l’elezione delle commissioni interne e la distribuzione delle armi alla Guardia nazionale operaia contro i tedeschi.
Il comando monarchico della città con il suo esercito ebbe immediatamente un atteggiamento di contrapposizione verso la città in ebollizione (tranne per quell’episodio del pomeriggio del 26 ricordato da Ingrao) e dentro San Vittore in rivolta (dopo le torture dei mesi precedenti Gaeta verrà condannato a morte per la seconda volta per aver diretto l’insurrezione fallita).
Il 7 agosto è già tutto chiaro attraverso una dichiarazione comune dei comunisti, socialisti e azionisti in cui dichiarano “la completa responsabilità del regime Badogliano” per la mancata conclusione dell’armistizio, per il mancato ritorno a tutte le libertà democratiche e per la mancata liberazione di tutti i detenuti politici.
Una dichiarazione che influenzerà di molto la discussione dentro i partiti antifascisti a Roma e il loro rapporto con Badoglio.
La stessa spinta dei comunisti alla realizzazione delle commissioni interne nelle fabbriche come reale contropotere unitario in città verrà assunta come parola d’ordine nazionale.
I milanesi non dimenticheranno il comportamento a Milano della monarchia in quei quasi due mesi sia con il voto del giugno ’46 ma soprattutto durante i due anni di resistenza armata dove la questione monarchica fu di fatto risolta con una sua mancanza di ruolo e con migliaia di soldati che scelsero i partiti del Cln. Togliatti ebbe buon gioco nel ‘44 a non porre la discriminante antimonarchica perché già risolta nel nord del paese con la resistenza in atto.

-Notizie sul movimento operaio in Milano dal 25 luglio 1943 al marzo 1944 di Emanuele Tortoreto: https://www.reteparri.it/…/ic/RAV0068570_1956_40-45_22.pdf

-All’Armi Siam Fascisti: https://www.youtube.com/watch?v=gf7WKXlgI_E Film documentario che ricostruisce, con visione particolare, gli eventi che diedero all’Italia il ventennio fascista, in un montaggio che connette cause e effetti, dall’appoggio del capitalismo agrario e industriale alle connivenze degli Stati esteri.
Oltre alle immagini, testi particolarmente efficaci di Franco Fortini.
La news di giugno/luglio di ABM con ulteriori notizie.
a cura di Paolo Pinardi

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