La strage di Yekatit 12
Nel mese in cui ricorre la strage di Yekatit 12, ANPI 10 agosto 1944 e ANPI Crescenzago hanno organizzato una passeggiata decolonizzante che si snoderà nel Municipio 2.
Insieme, percorreremo vie che attraversiamo ogni giorno, ma con un occhio diverso: scopriremo le storie delle persone a cui sono intitolate e delle città africane di cui portano il nome. Passo dopo passo vedremo come siano legate al colonialismo italiano, una pagina buia e sconosciuta della nostra storia.
PUNTO DI RITROVO: via Varanini (angolo viale Monza)
ULTIMA TAPPA: via Giuba
sabato 28 febbraio 2026 da Via Varanini (Angolo Viale Monza) alle ore 15, attraverserà il Parco Trotter e percorrerà le vie Pietro Toselli, Assab, Giuba e Benadir.
Si vuole fare memoria sulla nostra storia di “potenza” coloniale.
Anche l’Italia, arrivata per ultima sulla scena mondiale del colonialismo e imperialismo occidentali, mostrò il suo volto aggressivo razzista e feroce prima con i governi liberali e poi con il fascismo, che intensificò con atti di sterminio l’occupazione usando armi chimiche proibite dalle norme internazionali.
La nostra iniziativa riprende quella del 2021 quando si promosse un’azione simbolica di cambio di targhe con nomi della resistenza etiope e di quella artistica e politica di Bob Marley.
Questa è infatti la settimana dell’anniversario del tremendo massacro delle truppe italiane fasciste compiuto ad Addis Abeba, il 19 febbraio 1937, quando furono sterminati migliaia di Etiopi per volontà del comandante in capo delle truppe di invasione Vicerè d’Etiopia Rodolfo Graziani, criminale di guerra mai processato.
Graziani ordinò il massacro per rispondere all’attentato subito il giorno stesso, peraltro non andato a segno, che causò 7 morti e circa 50 civili. La rappresaglia del Viceré uccise tra i 20 e i 30 mila Etiopi. E’ doveroso e utile ricordare quanto illegale fosse l’occupazione italiana dell’unico stato africano riconosciuto dalla Società delle Nazioni, è doveroso e doloroso ricordare quanto costò in termini di vite umane un’occupazione militare che si poneva nell’ottica coloniale di esportare la propria superiorità razziale in cambio delle risorse naturali e umane.
“Il colonialismo italiano – si scriveva nel nostro comunicato del 2021- è un nervo scoperto di cui ancora si fatica a parlare, a discutere apertamente […] come se le famose strade costruite durante l’occupazione italiana non fossero in realtà lastricate col sudore e col sangue delle popolazioni indigene deportate: tutto questo è stato parte integrante della dittatura fascista, la quale ha mostrato la più feroce delle sue facce mutilando, gasando, deportando e sottoponendo alle peggiori sevizie le popolazioni assoggettate”.
Fare memoria significa anche rafforzare il nostro impegno antifascista e antirazzista, oggi ancor più, mentre si consuma il genocidio del popolo palestinese da parte dell’esercito, del Governo e dello Stato d’Israele; mentre il genocidio e il colonialismo di insediamento, l’occupazione, l’espropriazione ed espulsione dei palestinesi dalle loro terre sono in corso, ricordiamo che il Parlamento israeliano ha sancito nel 2018, nella sua legge fondamentale, l’esclusiva e integralista identità etnico-religiosa, razzista e colonialista della “Grande Israele”; mentre i diritti umani vengono con violenza e sfrontatezza violati, mentre viene calpestato il diritto internazionale; mentre le guerre di stampo “colonialista” e “imperialista” prolificano (da quella russo-ucraina alle altre 56 in corso); mentre si corre all’impazzata al riarmo e si peggiorano in modo irreversibile le condizioni ambientali e climatiche della nostra vita sull’unico pianeta “casa comune”; mentre si tesse una rete inquietante e micidiale di una “internazionale nera” che vede la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in prima fila, prona a “Re Trump”. Quella Meloni che col suo Governo e la sua “maggioranza”, rilancia con perversa pervicacia un nazionalismo becero e pezzente e tenta di stravolgere la Costituzione antifascista, fondativa della nostra democrazia partecipativa e progressiva.
Noi resistiamo e ancora resistiamo. E diciamo NO ad ogni torsione autoritaria come la “schiforma” della Giustizia per la quale siamo chiamati ad esprimerci col voto referendario il 22 e 23 marzo prossimi.
Giuseppe Natale
E come non ricordare quanto successe prima in Libia (dal 1911 al 1932) con l’occupazione italiana che portò ad un vero e proprio tentato genocidio dove la dura repressione scatenata Pietro Badoglio e Rodolfo Graziani sarà utilizzata come esperienza da riprendere in Abissinia.
Iniziata nel 1911 gai governi liberali dell’epoca contro l’impero Ottomanno con lo sbarco a Tripoli e a Tobruk, già lì fu chiara l’accoglienza: anziché da liberatori furono accolti nel giro di qualche settimana con l’insurrezione di Tripoli partita dal quartiere di Sciara Sciat.
Poi con il passare degli anni e della resistenza in Tripolitania prima e in Cirenaica dopo, furono perfezionate tecniche moderne di guerra attraverso bombardamenti aerei, uso di armi chimiche, campi di concentramento e filo spinato.
Paolo Pinardi
